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  • Luk/Osservatorio

    Trilogia del limite

    Luk / Osservatorio è la seconda sezione di una Trilogia di tre soli, in cui Caterina Mochi Sismondi, regista e coreografa, e la compagnia blucinQue esplorano tre declinazioni del concetto di limite: spaziale, fisico, identitario.Tre interpreti, scelti in base alla loro storia, in tre quadri, incarnano dimensioni diverse dell’essere umano che si integrano per raccontare la sua natura più profonda: quella, appunto, del limite. Dopo Bird/Osservatorio (presentato al Festival delle Colline Torinesi, all’Ateliersi di Bologna, all’Espace Catastrophe di Bruxelles e alla Salle Noire di Grenoble), in cui l’attenzione era focalizzata sulla relazione con lo spazio e sull’idea della gabbia come metafora di chiusura spaziale e mentale, Luk/Osservatorio, realizzato con il performer Lukas Vaca Medina, è studio incentrato sul concetto di limite fisico del corpo.
    Collocato in un ambiente sospeso e onirico, il corpo del performer della trilogia è il luogo di dialogo e fusione di danza e di techiche circensi. Con la trilogia il lavoro di ricerca della compagnia verte sul movimento di un corpo in mutamento e in disequilibrio: il corpo è spiazzato, fuori asse, fuori tempo, fuori dalla propria identità, e trova nell’attrezzo circense un confine e insieme una liberazione, un’opportunità di espressione, una risorsa e non un fine.
    La messa in scena è concepita come installazione immersiva visiva e sonora: il pubblico diviene testimone di un processo in cui il suono e la musica, creati dal vivo, si fondono col movimento coreografico, con le luci e con la parola in un dialogo reciproco in cui ogni elemento è soggetto agente e contribusce a suggerire un diverso punto di vista. I testi sono scritti insieme ai performer, sono parte del loro sentire, o possono essere rielaborazioni di scritti già esistenti.

    Che cosa rappresenta un limite fisico? Come raccontarlo? Come può questo racconto “particolare” diventare universale? Queste sono le domande che costruiscono questo lavoro. Il limite fisico è ciò con cui convive tutti i giorni chi ha subito una forma di menomazione, ma la riflessione sul corpo come “barriera” può coinvolgere chiunque. Parlare del corpo è parlare del primo strumento di conoscenza del mondo e di relazione con gli altri che ogni uomo utilizza nel suo essere animale sociale. Il lavoro non vuole essere la restituzione di un’esperienza di vita ma ha l’obiettivo artistico di condensare e universalizzare il concetto negazione di libertà di movimento: il protagonista non è una vittima ma assume l’onere del proprio ostacolo, come un samurai che sfida i propri limiti ed è pronto a lottare per superarli. Come per Bird, il processo di creazione di Luk si serve degli attrezzi circensi (clave, frusta e trampoli) in chiave simbolica. La scelta degli attrezzi non è casuale così come la scelta degli artisti: l’interprete di Bird è un artista aereo, nel primo solo il filo teso e il trapezio emergevano sulla scena come distillato dell’idea di gabbia (trespolo e altalena, svago e appiglio di un volo mancato). Gli attrezzi di Luk qui diventano estensioni e sostegni del corpo, ora come impedimenti e limitazioni, ora come strumento di relazione e comunicazione verso l’esterno, ora principio di liberazione, di auto potenziamento, di trasformazione. In particolare lo studio si concentra qui sulla trasfigurazione dell’oggetto scenico nella sua relazione col corpo e la danza, sulla sua trasformazione, diventando ora una parte di esso, un appoggio, un prolungamento, una protesi, ora un’immagine stilizzata (degli arti, delle ossa..). Sul piano del linguaggio, ci interessa l’esplorazione di come dalla coesistenza di discipline e arti differenti possano scaturire differenti punti di vista possibili, possano generarsi voci differenti: così sulla scena, col movimento e la parola del performer dialogano il violoncello di Bea Zanin e la produzione sonora dal vivo di Federico Dal Pozzo, le cui “voci” contribuiscono a comporre la struttura drammaturgica, come controcanto o coro dei pensieri e del vissuto di Luk. In continuità con la scelta stilistica di Bird, lo spazio scenico si configura come installazione in cui un’altra voce è rappresentata dalla luce: essa allarga o restringe il punto di vista, segmenta lo spazio e il corpo, focalizza sul dettaglio o riflette e moltiplica i suoi movimenti o le sue limitazioni, mediante l’utilizzo di specchi e di fasci luminosi.

    regia, scrittura coreografica e musicale Caterina Mochi Sismondi
    con Lukas Vaca Medina
    violoncello Bea Zanin
    light design Massimo Vesco

    una coproduzione blucinQue e Fondazione Cirko Vertigo